Florenzia giunge a Lipari. di ritorno dagli Stati Uniti, sul finire del febbraio del 1905. Nove anni sono passati dalla sua partenza, ma quando il vapore si ferma di fronte a Marina Corta, le sembra fosse stato solo il giorno prima.

La cittadina è cambiata? Al confronto di New York a Florenzia sembra ancora più piccola, vecchia e grigia di quando l’aveva lasciata, anche se, a guardarla bene, diverse case sono state ristrutturate almeno nei prospetti, c’è la novità dell’illuminazione pubblica con i lampioni a gas, e al centro ci sono un maggior numero di botteghe di artigiani di quanto ricordasse. Ma di fronte al ritmo frenetico della metropoli americana Lipari le sembra statica e immobile come un presepio.

Il giorno dell’arrivo viene tutto dedicato ai saluti. Anche la mamma, che a New York, specie negli ultimi tempi, era sempre così sofferente, sembra ringiovanita.

Ma fin dal giorno successivo il problema sul tavolo è quello dell’istituto che doveva sorgere e Florenzia annunzia che già il giorno dopo andrà a trovare il Vescovo.

La chiesetta delle Anime del Purgatorio a Lipari

Mons. Francesco Maria Raiti dovette provare subito simpatia per questa ragazza dall’italiano incerto. perchè lesse in lei un carattere forte e anche una forte passione e una forte fede. Uomo di meditazione e di confessionale, il monaco carmelitano comprese subito di avere di fronte una grande anima.

– Sono convinto che quello che abbiamo dinanzi sarà il secolo delle donne. Anche nella Chiesa. Questo è il libro di una suora francese, Teresa di Lisieux, morta giovanissima, ma nata nel suo stesso anno il 1873. Ora lo stanno traducendo anche in italiano. Vi leggo alcune righe: “Non voglio essere una santa a metà, non ho paura di soffrire per voi, temo solo una cosa: di conservare la mia volontà; prendetela, poiché “Io scelgo tutto” ciò che volete voi!…”. Se ho capito bene, volete rimanere francescana. È un’ottima cosa, perché della spiritualità francescana e della dedizione ai poveri e agli emarginati in queste isole c’è fortemente bisogno.

Una sera, con tutta la famiglia riunita, – c’era anche don Antonino, che era a Lipari perché aveva completato il seminario ad Acireale e aspettava a settembre di partire per Roma –, come al solito dopo il rosario e dopo la cena, intorno al tavolo da pranzo, alla fioca luce del lume, Florenzia chiese di parlare.

– Sono stata stamattina dal canonico Paino. Pare che sia difficile trovare un accordo fra chi vuole un istituto che faccia concorrenza alle Suore di Carità sul loro stesso terreno a cominciare dalle scuole e, quindi, punti decisamente a sostituirle, e chi invece pensa di riempire un vuoto orientandosi verso la gente più povera ed emarginata a cominciare dai bambini abbandonati, di cui a Lipari nessuno si interessa. La diocesi non ha oggi né mezzi né locali da dedicare al nuovo istituto e quindi dobbiamo contare sulle nostre forze. Voi, mamma, mi avete promesso aiuto e sostegno ed è giunto il momento di prendere delle decisioni.

Dopo queste parole nella stanza calò il silenzio. Tutti attendevano la risposta di mamma Nunziata e questa non si fece attendere

– Si, figlia mia, è giunto il momento di provvedere. Abbiamo un po’ di risparmi da parte e li investiremo in questa impresa. Con questa conclusione Mamma Nunziata, augurando a tutti una buona nottata, sciolse la riunione di famiglia.

Florenzia poteva tornare da mons. Raiti e comunicargli quello che la famiglia aveva deciso..

Visto che le cose comunque rischiavano di andare per le lunghe, a settembre, quando don Antonino partì per Roma per andare a studiare teologia, Florenzia lo accompagnò perché voleva parlare con qualcuno che sapesse orientarla. Col fratello incontra il professor don Gennaro Bucceroni, docente di morale dell’Università Gregoriana, che, tranquillizza Florenzia.

“Cara suor Florenzia, non deve preoccuparsi. Di fatto l’autorizzazione già esiste perché il suo, essendo un istituto nuovo, spetta al vescovo approvarlo con le relative Costituzioni. Per le Costituzioni utilizzi pure – aggiunse dopo aver dato una scorsa alle carte che la suora gli aveva portato – lo Statuto delle Terziarie Francescane di Allegany . Anche l’abito delle suore di Allegany va bene. Quanto al nome, faccia lei, l’unico consiglio è che si dica che si tratti di suore francescane e ci accerti che non ci siano altre congregazioni con lo stesso nome.”

Florenzia tornò a Lipari più serena. Ora tutto era pronto: lo Statuto, l’abito e anche il nome su cui da qualche tempo andava riflettendo. L’istituto si sarebbe chiamato delle Suore del Terz’Ordine Francescano dell’Immacolata Concezione di Lipari. Immacolata Concezione era il nome della Custodia degli Stati Uniti, dove era stata accolta come suora, e l’Immacolata Concezione voleva che fosse la protettrice dell’istituto, anzi la sua vera Superiora. Inoltre, si aggiungeva “Lipari” – come d’altronde le Franciscan sisters statunitensi avevano aggiunto “Allegany” – perché si fosse sicuri che non ci fossero altri istituti già riconosciuti con la stessa denominazione.

A Lipari, con il vescovo si scelse anche la data dell’inaugurazione dell’istituto: la festa di Tutti i Santi.

Mons. Angelo Paino

E arrivò il giorno tanto atteso.

L’inaugurazione della nuova casa religiosa avvenne con una cerimonia solenne alla quale intervennero mons. Raiti, il Capitolo della cattedrale, il clero, le autorità civili e una moltitudine di popolo come segno di attenzione e anche per la curiosità di vedere la suora venuta dall’America.

I voti semplici Florenzia li rinnova il 3 dicembre. Della nuova casa religiosa – essendo l’unico membro – svolge il ruolo di istruttrice e superiora. Ma come poteva svolgere il ruolo di superiora quando gli Statuti prevedevano che per ricoprirlo occorresse avere emesso i voti perpetui? Gira questa domanda al Vescovo e il Vescovo le consiglia di scrivere una petizione al Ministro generale che lui stesso avrebbe sottoscritta. Finalmente il 2 agosto Florenzia può emettere i voti perpetui e sentirsi pienamente in regola con la sua missione.

Ora, pensa, arriveranno finalmente le vocazioni. Dopo diverse settimane, alla porta del nuovo istituto bussa Pina la Greca. Florenzia l’accoglie a braccia aperte e scopre subito che ha un carattere umile e paziente, capace di accettare i sacrifici che in questa fase non mancano. Prenderà il nome di suor Veronica. Ancora qualche tempo e arriva Francesca Natoli che diverrà suor Dolores. Ma se rispetto a Pina Florenzia non ha alcun dubbio, le perplessità invece non mancano per Francesca.

Ma non si poteva essere troppo esigenti perché non c’era scelta, mentre bisognava dare vita a delle iniziative e gestire la realtà quotidiana della casa. Ora che un primo nucleo di comunità era costituito, l’istituto doveva cominciare a operare per giustificare la sua esistenza.

Florenzia poteva dirsi moderatamente soddisfatta. Dopo meno di quattro anni, l’istituto contava sei persone, oltre ad altrettante postulanti che frequentavano l’istituto tecnico e sulle quali cominciava a rendersi conto che poteva farsi poco affidamento per far sbocciare delle vocazioni. Comunque, si augurava che potessero portarsi nella vita una solida formazione religiosa e morale.

La piccola comunità viveva in fraternità e letizia e, anche se Florenzia era inflessibile riguardo alla regola, alla partecipazione alle funzioni religiose e al rispetto degli orari non mancavano i momenti di distensione animati soprattutto dalle più giovani studentesse. Inoltre, tutto era occasione di collaborazione gioiosa. Dalla cucina, alle pulizie della casa, all’organizzazione dell’asilo e del laboratorio, alla preparazione delle mostre e dei canti per le funzioni della domenica e delle giornate festive. Lei stessa era sempre la prima in cucina e in lavanderia con il suo grembiule da lavoro e le maniche rimboccate e lavorava svelta e allegra.

– Il Signore si serve in letizia, usava dire.


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